giovedì 19 maggio 2011

Gerusalemme: dal Monte degli Olivi a TerraOlivo, qualche millennio di storia olivicola

Uno pensa che quello del giornalista gastronomico sia il lavoro piu' comodo del mondo, e invece non sa che va a incontro al rischio di essere schedato come terrorista internazionale.
Vai a spiegare al gentile ma efficientissimo addetto alla sicurezza della IsrAir (compagnia lowcost della El Al) che parti a mezzanotte del delicato giorno che per Israele e' la festa dell'indipendenza -  ma per la Palestina e' il doloroso Nakba day - per far parte della giuria di un concorso internazionale di olio extravergine d'oliva, TerraOlivo.
Praticamente gli ho dovuto fare una lezione di analisi sensoriale e mi ha anche chiesto di spiegargli le differenze tra gli oli toscani e quelli siciliani, ma evidentemente non devo essere stata molto convincente se alla fine ha chiamato - alle 4 di notte di li - uno degli organizzatori per farsi confermare che si, la mia  patetica scusa era la verita', e finalmente mi ha lasciato salire sull'aereo.

Due notti insonni (stesso iter a ritorno) per 3 giorni a Gerusalemme, quasi sempre rinchiusa nel bell'hotel Inbal, ma ne e' valsa la pena.


Non solo perche' ho avuto l'occasione di assaggiare oli provenienti da Spagna, Argentina, California, Grecia, Israele e Croazia (ma in concorso, tra i ben 302 campioni arrivati da tutto il mondo rispetto i 190 dell'anno scorso, ce n'erano anche da Uruguay, Chile, Turchia, Algeria e perfino dal Giappone, in tutto 19 paesi) ma soprattutto perche' ho incontrato persone fantastiche, praticamente il meglio del mondo olivicolo internazionale: giusto per fare qualche nome, il prof. Raul Castellani (mente del concorso TerraOlivo insieme al vulcanico argentino-israeli-napoletano (onorario) Moshe Spak e a Haim Gan, alias grape-man, il guru del vino italiano e non solo in Israele), Shimon Lavee (tanto per dare un'idea, qualche anno fa ha consigliato di potare gli olivi di Getsemani se volevano salvarli da una malattia: sacrilegio! Ma alla fine hanno seguito il suo consiglio e ora gli albero sono belli vivi e sani, altrimenti addio olivi santi...), il simpaticissimo Prof. Emilio Martínez de Victoria Muñoz (Istituto di Tecnologia Alimentare e Nutrizione, Università di Granada), la fantastica Liz Tagami e Dan Flynn dell'UCDavis Olive Center dalla California, Cecilia Catapano dall'Argentina e molti altri ancora, senza dimenticare i due piacevoli incontri finalmente "in carne ed ossa" con gli italiani Antonio Lauro e Maurizio Servili.

Insomma, tre giorni molto intensi, tanti assaggi, tante chiacchiere, una bellissima passeggiata lungo la Gerusalemme sacra meno conosciuta guidati dal prof. Zohar Kerem (uno storico? Un archeologo? No, professore di biochimica e food science all'universita' di Gerusalemme!).

E tante donne.

Si, perche' io ero li' per rappresentare Pandolea, l'associazione delle donne dell'olio italiane: nonostante la mia presentazione poco professionale, l'idea ha avuto un bel successo e tantissime donne (e pure un uomo!) mi hanno chiesto informazioni.

E il concorso? Il titolo di "campione del mondo" (best internatioal olive oil) se l'e' aggiudicato il monocultivar  Hojiblanco dela spagnola Oleostepa: non era uno degli oli della mia mesa de catadores, (in questi giorni si parlava piu' spagnargentino che altro) ma ne ho assaggiato anche io uno della stessa varieta', ottimo, e ne deduco che si tratti di una cultivar molto interessante. Valanga di Gran Prestige Gold Medal per la azienda israeliana Carmei Golan.
Buoni piazzamenti - ma solo due Grand Prestige, vale a dire l'"oro" - per gli italiani: la Casaliva de Il Brolo e l'Ortice del Frantoio Romano (1 foglia su Oli d'Italia del Gambero Rosso); molti dei "nostri" Tre Foglie (vedi gli umbri Gaudenzi, Decimi e Viola) non hanno superato lo sbarramento del Prestige Gold Award (argento); bei risultati in proporzione ai campioni inviati per Portogallo e Giappone.

Gran finale ieri con la cerimonia di premiazione, il cocktail di gala e poi una cena con gli altri ospiti stranieri in un movimentato e caratteristico ristorantino in centro e poi all'una (mezzanotte col fuso italiano!) come Cenerentola sono passata dall'abitino nero alla tenuta da viaggio e sono salita sulla mia zucca: un tassista con la passione per il rock che mi ha scaricato al Ben Gurion con i Clash a palla.

Goodbye Israele

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